Archivi categoria: 90 Ortaggi: Gombo, Okri, Ibisco

LE SEMINE DI NOVEMBRE E DICEMBRE. I PISELLI, PROTAGONISTI DELL’ORTO D’INVERNO

LE SEMINE DI NOVEMBRE E DICEMBRE. I PISELLI, PROTAGONISTI DELL’ORTO D’INVERNO

Dalla metà di novembre a dicembre si restringe moltissimo la gamma degli ortaggi che possono essere seminati nell’orto, mentre ce ne sono molti che possono ancora essere trapiantati. Il pisello è uno dei pochissimi che tollera ancora che il suo seme venga affidato ad una terra che si sta raffreddando rapidamente

I piselli possono essere seminati in ottobre – novembre ma anche in febbraio marzo, dal momento che non temono il freddo e possono germinare già a 5 °C. Si possono scegliere varietà nane, mezze rampicanti o rampicanti. Ovviamente le varietà a crescita più limitata sono anche le più precoci.

I frutti commestibili dei piselli sono dei baccelli, di cui si consumano i semi sia freschi che secchi. La raccolta si può fare scalarmente. I piselli da consumo fresco vanno raccolti prima che si ingrossino troppo: più sono piccoli, più sono dolci.
 

Prima di essere interrati, i semi possono essere messi a bagno per un paio di giorni in acqua. Questo accelera la germinazione.

I semi messi a bagno si ingrossano in un paio di giorni. Oltre, cominciano già ad emettere i germogli, ma è preferibile interrarli prima che ciò avvenga per evitare la rottura degli stessi durante le operazioni di semina.
 

Una o due settimane prima va preparato il terreno. Scegliere l’angolino che accoglierà le piantine, liberandolo da tutte le erbe spontanee. Se il terreno viene preparato almeno un mese prima, queste possono essere interrate durante la vangatura; altrimenti toglierle con la zappa e aggiungerle al mucchio del compost.

 

Una volta liberato il terreno, è possibile procedere ad una vangatura profonda almeno 30 cm. Se l’area è più grande e disponete di una motozappa o motocoltivatore, potete usare quello.

 

Spianate il terreno con il rastrello, e dividetelo in prode larghe circa 70 cm. se volete seminare piselli nani, oppure 90 cm. per i piselli rampicanti. Ogni proda accoglierà due file di piselli. Per camminare usate la canaletta centrale, che in futuro servirà anche per innaffiare a scorrimento le piante.

Il terreno deve essere spianato in modo da essere in leggerissima pendenza verso la zona meno accessibile. Lungo la zona più accessibile (per esempio, il sentierino centrale dell’orto) farete scorrere il tubo flessibile dell’acqua con il quale riempirete le diverse canalette (irrigazione a scorrimento). Per una buona irrigazione futura è necessario che la pendenza ci sia, ma sia minima.
 

Su ciascuna delle prode seminerete due file di piselli. Quelli nani possono essere seminati più stretti, quelli rampicanti più larghi per favorire la circolazione dell’aria. Tracciate su ogni proda due solchetti profondi circa 5 cm nei quali si lasceranno cadere i semi.

 

Disponete i semi nei solchetti, alla profondità di 5cm circa, e ricopriteli. I piselli emergono dopo 10-15 giorni, mediamente.

L’orientamento delle file DI QUALUNQUE TIPO DI ORTAGGIO, ancor più di quelli a portamento alto o rampicante, deve essere Est-Ovest, cioè deve seguire il corso del sole, in modo che in nessun momento della giornata alcune piante possano coprire quelle vicine. L’orientamento Est-Ovest consente al sole di “correre” tra le file. Se non avete la bussola, disponete le file da dove il sole sorge a dove tramonta. Per i più pignoli, la direzione esatta è rilevabile agli equinozi, verso la fine di giugno o di settembre.

Una buona fioritura prelude ad un raccolto abbondante.
Per una buona fioritura evitate le concimazioni azotate e privilegiate quelle a base di fosforo e potassio. Per un buon raccolto supportare le piante con dei sostegni adeguati.

Quello che gli altri non dicono

Esistono piselli detti “a seme liscio” ed altri “a seme rugoso” e questa distinzione è valida sia per i nani che per i rampicanti. Nel periodo primaverile è preferibile seminare le varietà a seme crespo o rugoso, mentre le semine d’autunno-inverno si fanno usando varietà a eme liscio. Leggendo bene sulle confezioni dei semi dovreste trovare l’indicazione del tipo di seme. Tutti i produttori seri la indicano.

Buon raccolto!


 

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COLTIVARE L’OKRA O GOMBO, UN ORTAGGIO INSOLITO

Coltivare l’Okra, o Gombo, un ortaggio insolito

Sono molti i nomi con cui viene conosciuto questo strano ortaggio: la loro diversità deriva dai diversi luoghi di provenienza. In effetti la coltivazione di questo ortaggio in Italia è ancora sporadica; per lo più viene diffuso da immigrati che lo consumavano nella loro patria, per quanto ne sia stata tentata la coltivazione industriale anche da noi

Comunemente conosciuto come Gombo, molti lo chiamano Okra o anche Okri, e altri Ibisco, altri ancora Abelmosco. Si tratta dell’ Abelmoschus esculentus. Si coltiva  dal Lazio in giù, ma può essere coltivato anche negli orti del nord, nella Pianura Padana e oltre.

Il caratteristico fiore del gombo
 

Da qualche anno ho cominciato ad offrire i semi di gombo sui miei blog, come omaggio agli acquirenti dei miei libri; l’interesse per questo ortaggio di cui comunemente si sa pochissimo mi spinge a dare alcune informazioni sulla sua coltivazione, anche se questo non è il periodo  adatto. Infatti il gombo è una pianta da climi caldi, che in Italia possiamo seminare solo a primavera inoltrata, preferibilmente in maggio.

Un gombo sezionato
 

Predisponete in piccolo vivaio con vasetti singoli pieni di terriccio, nei quali potrete collocare un seme. Quando le piantine saranno alte almeno dieci centimetri le potete collocare in campo, alla distanza di 40 cm una dall’altra, su file distanti circa 70 cm.
Però bisogna tenere conto del fatto che esistono molte varietà di gombo, alcune alte fino a un metro e mezzo, altre, come quelle riprodotte nell’ultima foto di questo post, alte fino a 5 metri.

I frutti del gombo vanno raccolti non più lunghi di 7-8 centimetri
 

Il gombo è adattabile in quanto  terreno, che però non deve essere troppo umido: la pianta deve essere ben esposta al sole perché proviene da climi caldi, anche se risulta che sia coltivata con successo in paesi come l’Albania e il Giappone.

I baccelli secchi liberano i semi
 

Le sue esigenze in fatto di irrigazione e concimazione sono abbastanza semplici, ma non vanno trascurate. Innaffiate regolarmente e concimate con poco azoto per non avere piante che danno solo foglie

Semina del gombo
 

La raccolta deve essere sollecita. Il gombo emette dei fiori molto belli, simili a quelli dell’ibisco. In pochissimo tempo il fiore si trasforma in frutto e questo in un paio di giorni raggiunge dimensioni tali da non renderlo più commestibile. Il gombo infatti, per essere gradevole, deve essere raccolto e consumato non più lungo di 7-8 cm: oltre questa dimensione diventa gelatinoso all’interno.

Piantine di gombo appena germinate
 

Il gombo si consuma come i fagiolini, bollito e condito in modi diversi, oppure può entrare a far parte dei minestroni di verdura. Raccolto e pulito può essere congelato crudo e messo a bollire al momento dell’uso ancora congelato.

Piantina trapiantata in campo
 
Frutti di gombo lasciati ingrossare per la raccolta dei semi
 
Una pianta di gombo che ha raggiunto l’altezza spettacolare di 5 metri
 
VEDI ANCHE:

IL GOMBO, UN ORTAGGIO SEMPRE PIU’ ATTUALE 
Un ortaggio insolito: il Gombo (Okri, Ibisco) 

 

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Un ortaggio insolito: il gombo (okri, gumbo, ibisco)

I baccelli del gombo vanno raccolti mentre sono ancora teneri, cioè della lunghezza di 9-12 centimetri. Crescono velocemente, due o tre giorni dopo l’emissione del fiore è già possibile raccoglierli.

Il gombo è un ortaggio poco conosciuto e ancor meno coltivato nei nostri orti, ma certamente molti hobbysti saranno, come sempre accade, intrigati da questa nuova (ma antica) varietà di ortaggio e vorranno provarla nel proprio orto.  
Il gombo (Abelmoschus esculentus) appartiene alla famiglia delle malvacee, ed è un ibisco.In europa se ne consumano i frutti, ma nei paesi di origine (Africa ed Asia)  si usano anche i fusti che una volta macerati forniscono una fibra tessile. Dai semi invece si ricava un olio vegetale.
I baccelli del gombo vanno raccolti quando sono lunghi circa 9-12 centimetri.
 

Predilige i terreni caldi, quindi è opportuno seminare quando il periodo delle gelate è passato. Può essere seminato in file distanti 40 cm alla profondità di 1-2 cm. I semi sono molto maneggiabili in quanti hanno un diametro di 2-3 mm. Per favorire la germinazione si possono mettere a bagno in acqua tiepida, il giorno precedente la semina.

La semina avviene quando i pericoli di gelate sono superati, in genere nei mesi di aprile o maggio
 

Si adatta ad ogni tipo di terreno, ma vuole innaffiature più frequanti se il terreno è sabbioso. La pianta di gombo raggiunge una altezza di 150 cm circa. La fioritura comincia circa 60 giorni dopo il trapianto in campo. I baccelli del gombo vanno raccolti mentre sono ancora teneri, cioè della lunghezza di 9-12 centimetri. Crescono velocemente, due o tre giorni dopo l’emissione del fiore è già possibile raccoglierli. Bisogna fare attenzione a non farli crescere troppo, perché diventano subito duri e mucillaginosi: questo avviene già una settimana dopo il fiore. Probabilmentre uno dei motivi di insuccesso del gombo è proprio questa caratteristica di richiedere una tempistica stretta per la raccolta dei baccelli, che va fatta al massimo ogni due giorni.

 

Il fiore del gombo
 

La produzione continua fino ai primi geli, quando la pianta muore.
Il sapore del gombo ricorda querllo dei fagiolini. Come questi può essere consumato cotto e condito all’agro (olio sale e limone) oppure guarnito con maionese. Può anche essere ripassato in padella con pomodoro o congelato per essere impiegato nei minestroni invernali.

 

La pianta del gombo cresce circa 120-150 cm in altezza.
 

I semi di gombo si ottengono lasciando maturare sulla pianta qualche baccello tra gli ultimi, che andrà poi sgranato. I semi così ottenuti si conservano facilmente all’asciutto per l’impiego nella stagione successiva.

Per ottenere i semi lasciar maturare alcuni baccelli, così come si farebbe con i fagioli.
 


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