Archivio mensile:dicembre 2012

LA ROTAZIONE DELLE COLTURE NELL’ORTO SPIEGATA IN POCHE PAROLE SEMPLICI

Coltivare l’orto. La pratica della rotazione delle colture

Il primo consiglio per chi, accingendosi a coltivare un orto, ne vuole ricavare il maggio profitto possibile, è quello di attuare la rotazione delle colture. Questa, che è stata una delle pratiche più antiche dell’agricoltura classica (la praticavano i contadini del Neolitico) oggi  è una delle più moderne  nell’orticoltura biologica, e si basa su un principio semplicissimo: evitare l’impoverimento del terreno

La rotazione delle colture è una pratica antichissima, rivalutata dalle tecniche di coltivazione biologica, che consente di avere sempre prodotti sani e abbondanti anche da un piccolo appezzamento
 

La rotazione consiste nel non riseminare per più anni consecutivi lo stesso ortaggio nello stesso terreno.
L’esperienza dimostra che coltivando in anni successivi lo stesso ortaggio nel medesimo posto, la produzione diventa sempre minore e la vulnerabilità alle malattie sempre più elevata.  Infatti ogni pianta sottrae al terreno particolari elementi chimici in misura e con modalità diverse. Coltivando sempre le stesse piante non si dà modo al terreno di ricostituire le scorte. Coltivando ortaggi diversi, invece, il terreno si rigenera mentre viene sfruttato diversamente.

Rotazione su 4 anni. Primo anno
 

Naturalmente non stiamo parlando delle scorte di macroelementi (azoto, fosforo e potassio) che vengono usare abbondantemente da ogni tipo di ortaggio e hanno bisogno di essere ricostituite con le concimazioni annuali.* Ci riferiamo più particolarmente alle scorte di microelementi (rame, fosforo, ferro, zinco, e decine di altri a volte usati in misure micrometriche ma determinanti).

* Fanno eccezione le leguminose che, anziché sottrarre azoto al terreno, lo arricchiscono

Rotazione su 4 anni. Secondo anno
 

Nella pratica ogni orticoltore con un minimo di esperienza sa che non si dovrebbe seminare lo stesso ortaggio nel medesimo appezzamento prima di tre o quattro anni. In effetti, se si arricchisce il terreno con del buon concime, la rotazione può ridursi anche a due – tre anni, ma se avete un terreno sufficientemente ampio da poter attuare una rotazione quadriennale, consiglio vivamente di farlo.

Rotazione su 4 anni. Terzo anno
 

Una buona rotazione è quella che prevede l’alternarsi sul terreno dei seguenti gruppi di ortaggi: 

Gruppo A – Leguminose  (Fagiolo, pisello, taccola, fava). Questi sono ortaggi detti da rinnovo, in quanto le loro radici fissano azoto ed arricchiscono il terreno.

Gruppo B – Brassicacee e Chenopodiacee (Cavolo, rapa, bieta, ecc.)

Gruppo C – Cucurbitacee  (Zucca, zucchina, cetriolo, ecc.)

Gruppo D – Solanacee (Peperone, melanzana, pomodoro, patata) 

Restano esclusi dalle rotazioni annuali le coltivazioni che si protraggono per più anni (asparagi, carciofi, fragole, ecc.) tenendo conto, però, che il principio vale anche per loro: infatti,  all’esaurimento della asparagiaia, sarà vivamente sconsigliato il reimpianto nella stessa parcella.

Rotazione su 4 anni. Quarto anno
 

In una rotazione triennale, invece, potreste  mettere insieme i due gruppi che abitualmente coltivate di meno. In questo modo gli altri due avrebbero maggiore spazio.

Schema di rotazione triennale. Nel settore CD si coltivano i due gruppi meno usati

 

 
VEDI ANCHE:

VERDURE D’INVERNO: SEMINA E TRAPIANTO DELLA BIETA A COSTE

ORTO. PREPARAZIONE ALLE SEMINE. VANGATURA E CONCIMAZIONE 

GENNAIO NELL’ORTO. TABELLA DELLE SEMINE ALL’APERTO E IN SERRA FREDDA O CALDA
LA PERONOSPORA NELL’ORTO: RICONOSCERLA E PREVENIRLA  

LA PERONOSPORA E LA REGOLA DEI TRE DIECI  

QUANDO FARE I TRATTAMENTI CONTRO LA PERONOSPORA DI VITE, POMODORO, PATATA, ROSA

 

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Ottobre 2012 prima edizione

Formato 17X24

320 pagine

Prezzo euro 18,90

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LA ROTAZIONE DELLE COLTURE NELL’ORTO SPIEGATA IN POCHE PAROLE SEMPLICI

ROTAZIONE DELLE COLTURE

Il primo consiglio per chi, accingendosi a coltivare un orto, ne vuole ricavare il maggio profitto possibile, è quello di attuare la rotazione delle colture. Questa, che è stata una delle pratiche più antiche dell’agricoltura classica (la praticavano i contadini del Neolitico) oggi  è una delle più moderne  nell’orticoltura biologica, e si basa su un principio semplicissimo: evitare l’impoverimento del terreno

La rotazione delle colture è una pratica antichissima, rivalutata dalle tecniche di coltivazione biologica, che consente di avere sempre prodotti sani e abbondanti anche da un piccolo appezzamento
 

La rotazione consiste nel non riseminare per più anni consecutivi lo stesso ortaggio nello stesso terreno.
L’esperienza dimostra che coltivando in anni successivi lo stesso ortaggio nel medesimo posto, la produzione diventa sempre minore e la vulnerabilità alle malattie sempre più elevata.  Infatti ogni pianta sottrae al terreno particolari elementi chimici in misura e con modalità diverse. Coltivando sempre le stesse piante non si dà modo al terreno di ricostituire le scorte. Coltivando ortaggi diversi, invece, il terreno si rigenera mentre viene sfruttato diversamente.

Rotazione su 4 anni. Primo anno
 

Naturalmente non stiamo parlando delle scorte di macroelementi (azoto, fosforo e potassio) che vengono usare abbondantemente da ogni tipo di ortaggio e hanno bisogno di essere ricostituite con le concimazioni annuali.* Ci riferiamo più particolarmente alle scorte di microelementi (rame, fosforo, ferro, zinco, e decine di altri a volte usati in misure micrometriche ma determinanti).

* Fanno eccezione le leguminose che, anziché sottrarre azoto al terreno, lo arricchiscono

Rotazione su 4 anni. Secondo anno
 

Nella pratica ogni orticoltore con un minimo di esperienza sa che non si dovrebbe seminare lo stesso ortaggio nel medesimo appezzamento prima di tre o quattro anni. In effetti, se si arricchisce il terreno con del buon concime, la rotazione può ridursi anche a due – tre anni, ma se avete un terreno sufficientemente ampio da poter attuare una rotazione quadriennale, consiglio vivamente di farlo.

 

500 segreti per avere un orto meraviglioso

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L’antica abitudine di coltivare un orto sta tornando di grande attualità. Dopo qualche decennio trascorso nella illusione di un consumismo facile senza prezzi da pagare, ci stiamo accorgendo che alcuni prezzi ci sono: la rinuncia alla genuinità dei cibi e una totale subordinazione a un sistema produttivo di cui non si conoscono i meccanismi. L’orto come lo si intende oggi non è solo una piccola fonte di reddito, ma soprattutto una nuova filosofia di vita, un metodo sano per recuperare il giusto rapporto con la natura, con la terra e con il cielo. Purtroppo, molte conoscenze sono andate perse, e oggi non esistono scuole né insegnanti in grado di trasferire cognizioni non accademiche, ma pratiche, a chi vuole incominciare.
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Rotazione su 4 anni. Terzo anno
 

Una buona rotazione è quella che prevede l’alternarsi sul terreno dei seguenti gruppi di ortaggi: 

Gruppo A – Leguminose  (Fagiolo, pisello, taccola, fava). Questi sono ortaggi detti da rinnovo, in quanto le loro radici fissano azoto ed arricchiscono il terreno.

Gruppo B – Brassicacee e Chenopodiacee (Cavolo, rapa, bieta, ecc.)

Gruppo C – Cucurbitacee  (Zucca, zucchina, cetriolo, ecc.)

Gruppo D – Solanacee (Peperone, melanzana, pomodoro, patata) 

Restano esclusi dalle rotazioni annuali le coltivazioni che si protraggono per più anni (asparagi, carciofi, fragole, ecc.) tenendo conto, però, che il principio vale anche per loro: infatti,  all’esaurimento della asparagiaia, sarà vivamente sconsigliato il reimpianto nella stessa parcella.

Rotazione su 4 anni. Quarto anno
 

In una rotazione triennale, invece, potreste  mettere insieme i due gruppi che abitualmente coltivate di meno. In questo modo gli altri due avrebbero maggiore spazio.

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Come concimare l’orto
L’orto sul balcone ABC
Che cosa mettere nell’orto
Risparmiare con il compost
Coltivare l’orto, I° edizione
Cercando Poimandres (mentre l’acqua corre nell’orto…)
 
 


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Nasce “COLTIVARE L’ORTO EDITRICE” con un catalogo tutto dedicato all’orticoltura

Una nuova Casa editrice per chi ama coltivare l’orto

Tra le aree editoriali mirate ai più diversi settori di nicchia ne mancava una dedicata a chi ama coltivare l’orto, nonostante questo settore d’interesse stia crescendo di mese in mese in modo esponenziale. Lo testimoniano i numerosissimi siti e blog presenti sul web. Il curatore dei più diffusi, che è anche autore di diversi libri sull’argomento, aggiunge alla sua attività questa nuova avventura editoriale

Già 2000 anni fa lo scrittore romano Lucio Giunio Moderato Columella, introducendo la sua opera  “L’Arte dell’Agricoltura”, affermava che “la scienza agricola, che senza dubbio è vicina, per nobiltà e importanza, alla sapienza, non ha né chi la insegni né chi la impari”. E continuava affermando che la società del suo tempo avrebbe potuto senz’altro fare a meno di molti filosofi e parlatori, arti per le quali esistevano molte scuole, ma non avrebbe potuto fare a meno dei prodotti della campagna:  nonostante ciò, non erano previste scuole che ne formassero gli operatori.

Lo scrittore romano Lucio Giunio Columella lamentava che, pur essendo l’agricoltura una delle arti più utili allo Stato, non esistevano scuole per insegnarla
 

La situazione attuale è la stessa: mentre crescono sempre più le persone interessate alla coltivazione dell’orto, non esistono scuole né insegnanti ma ogni cosa è affidata all’esperienza diffusa,  alimentata dalle tradizioni locali e dal “sentito dire”. Questo è causa, spesso, di insuccessi e delusioni.
Il curatore di molti blog dedicati all’argomento, tra i quali questo, è Bruno Del Medico,  autore del libro “500 segreti per avere un orto meraviglioso”. L’esperienza di un hobby coltivato per più di mezzo secolo gli consente oggi di trasformarsi in imprenditore del settore e proporsi con cognizione di causa come una delle istanze più titolate per supplire alla mancanza di riferimenti culturali certi.
 

Due titoli presenti njel catalogo delle edizioni Coltivare l’orto
 

La nuova casa editrice, che prende il nome “Coltivare l’orto” per evitare ogni equivoco sulla propria vocazione, nasce con un catalogo di quattro titoli ai quali se ne aggiungeremmo altri otto nel corso del 2013.
Al momento i libri sono acquistabili nelle migliori librerie online, ma l’acquisto può essere più veloce (e accompagnato da sconti e omaggi) se effettuato da gennaio sul sito della editrice, www.coltivarelorto.it  mente al momento i libri si possono acquistare da tutti i blog creati dall’editore e dal sito www.delmedico.it
Naturalmente blog e siti del network continueranno ad avere la funzione di fornire preziosi consigli ed aiuti a tutti i visitatori. Sui blog sono anche disponibili e-book gratuiti dedicati all’orto.
 

Altri due titoli presenti njel catalogo delle edizioni Coltivare l’orto. Il programma editoriale del 2013 prevede altri 8 nuovi titoli
 
VEDI ANCHE:

VERDURE D’INVERNO: SEMINA E TRAPIANTO DELLA BIETA A COSTE

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Già 2000 anni fa lo scrittore romano Lucio Giunio Moderato Columella, introducendo la sua opera  “L’Arte dell’Agricoltura”, affermava che “la scienza agricola, che senza dubbio è vicina, per nobiltà e importanza, alla sapienza, non ha né chi la insegni né chi la impari”. E continuava affermando che la società del suo tempo avrebbe potuto senz’altro fare a meno di molti filosofi e parlatori, arti per le quali esistevano molte scuole, ma non avrebbe potuto fare a meno dei prodotti della campagna:  nonostante ciò, non erano previste scuole che ne formassero gli operatori.

Lo scrittore romano Lucio Giunio Columella lamentava che, pur essendo l’agricoltura una delle arti più utili allo Stato, non esistevano scuole per insegnarla
 

La situazione attuale è la stessa: mentre crescono sempre più le persone interessate alla coltivazione dell’orto, non esistono scuole né insegnanti ma ogni cosa è affidata all’esperienza diffusa,  alimentata dalle tradizioni locali e dal “sentito dire”. Questo è causa, spesso, di insuccessi e delusioni.
Il curatore di molti blog dedicati all’argomento, tra i quali questo, è Bruno Del Medico,  autore del libro “500 segreti per avere un orto meraviglioso”. L’esperienza di un hobby coltivato per più di mezzo secolo gli consente oggi di trasformarsi in imprenditore del settore e proporsi con cognizione di causa come una delle istanze più titolate per supplire alla mancanza di riferimenti culturali certi.
 

Due titoli presenti nel catalogo di Coltivare l’orto Editrice
 

La nuova casa editrice, che prende il nome “Coltivare l’orto” per evitare ogni equivoco sulla propria vocazione, nasce con un catalogo di quattro titoli ai quali se ne aggiungeremmo altri otto nel corso del 2013.
Al momento i libri sono acquistabili nelle migliori librerie online, ma l’acquisto può essere più veloce (e accompagnato da sconti e omaggi) se effettuato da gennaio sul sito della editrice, www.coltivarelorto.it  dal quale si possono acquistare tutti i libri
Naturalmente blog e siti del network continueranno ad avere la funzione di fornire preziosi consigli ed aiuti a tutti i visitatori. Sui blog sono anche disponibili e-book gratuiti dedicati all’orto.
 

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COLTIVARE ORTAGGI. E’ DISPONIBILE IL NUOVO CATALOGO-GUIDA DI SEMENTI F.LLI INGEGNOLI

Nuovi cataloghji per l’orto

Tra i migliori cataloghi di aziende che vendono per corrispondenza prodotti per orto e giardino segnalo anche quest’anno il Catalogo-Guida2013 dei Fratelli Ingegnoli

Anche quest’anno la Ingegnoli ha prodotto uno stupendo catalogo illustrato di 200 pagine, contenente una mastodontica rassegna di prodotti per orto e giardino ordinabili ed acquistabili per corrispondenza.

Tra le novità di sementi per l’orto quest’anno troviamo varietà di pomodoro, cicoria, peperone e fagiolo; una segnalazione particolare per gli agretti, detti anche Barbe di frate, un ortaggio gustosissimo sempre più presente sui banchi dei supermercati. Tra le aromatiche troviamo finalmente la Stelvia Rebaudiana, una pianta attualissima per il potere dolcificante a zero calorie delle sue foglie essiccate, che possono sostituire egregiamente lo zucchero o i dolcificanti sintetici.

Il catalogo può essere sfogliato sul sito www.ingegnoli.com  e può anche essere richiesto gratuitamente in forma cartacea.

La copertina del catalogo
 
VEDI ANCHE:

VERDURE D’INVERNO: SEMINA E TRAPIANTO DELLA BIETA A COSTE

ORTO. PREPARAZIONE ALLE SEMINE. VANGATURA E CONCIMAZIONE 

GENNAIO NELL’ORTO. TABELLA DELLE SEMINE ALL’APERTO E IN SERRA FREDDA O CALDA
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ORTO. PREPARAZIONE ALLE SEMINE. VANGATURA E CONCIMAZIONE

Coltivare l’orto. Preparare il terreno: la vangatura

E’ necessario vangare l’orto almeno una volta all’anno, meglio se nei mesi di minore occupazione e prima di iniziare le colture primaverili ed estive. La vangatura costituisce anche il momento per distribuire il concime, in modo che venga interrato alla profondità migliore per essere utilizzato dalle radici

L’epoca ideale per la vangatura è l’autunno, periodo in cui è umido al punto giusto senza essere bagnato e le coltivazioni estive sono terminate. In queste condizioni il terreno può essere rivoltato in modo da rendere più soffice il letto di semina e più agevole la germinazione o l’espansione delle radici per le piantine trapiantate.

La vangatura consiste nel rivoltamento del terreno fino a una profondità di 25-30 centimetri
 

Il terreno stesso ricava molti vantaggi dalla vangatura. Dal punto di vista fisico, portando in alto gli strati più profondi si aumenta la superficie di suolo esposta agli agenti atmosferici, che disgregano le particelle: si migliora in questo modo la struttura glomerulare e si favorisce l’aumento della porosità del terreno,con uma migliore circolazione di aria, acqua  e sostanze nutritive.

A sinistra una PALA, inadatta alla vangatura. Al centro una vanga dotata anche di un accessorio utile a spingerla nel terreno con il piede. A destra il rastrello del tipo più adatto nell’orto.
 

Aria e acqua più distribuite migliorano la solubilizzazione degli elementi chimici già presenti e di quelli aggiunti tramite la concimazione. Il movimento dello strato di terra incrementa l’attività dei microrganismi del terreno.
L’aggiunta di sostanza organica come il compost, che viene incorporato tramite la vangatura, favorisce la presenza di organismi utili come i lombrichi. D’altra parte molti insetti terricoli (e purtroppo I lombrichi stessi) vengono esposti alla superficie ed all’azione degli uccelli insettivori.

Come può presentarsi inizialmente un terreno da vangare
 

L’attrezzo migliore per eseguire una buona vangatura è la vanga, che può avere forme diverse ma nella sostanza è costituito da una lama metallica dritte dotata di un manico per poter essere manovrata. La forma può essere a V oppure rettangolare, e comunque deve essere abbastanza dritta de poter penetrate con facilità nel terreno. In questo senso va evitato uno strumento abbastanza simile ma del tutto inadeguato, detto, pala.  La pala si usa per raccogliere del materiale da spostare, quindi ha una lama fine e leggera, concava, adatta a raccogliere e non a penetrare. Anche il manico della  pala è ricurvo e la rende poco adatta ad essere infitta nel terreno.

Anzitutto il terreno va ripulito da erbe eccessivamente alte, sassi e altri ostacoli. Le erbe più basse possono essere interrate con la vangatura
 

Si vanga quando il terreno è umido al punto giusto, cioè, come si dice, “è in tempera”. Un  terreno troppo asciutto e secco rende estremamente faticosa la vangatura per la difficoltà di infiggere la lama profondamente; viceversa un terreno troppo bagnato aderisce allo strumento di lavoro. Occorre dire che anche il tipo di terreno influisce sulla vangatura. Un terreno argilloso, asciutto o no, è comunque lavorabile con molta più difficoltà di uno sabbioso. 

In mancanza di letame si può usare lo stallatico pellettato, reperibile presso i Garden Center oppure, in confezioni più economiche, presso i Consorzi agrari.
 

La vangatura si esegue scegliendo una parcella di terreno ben definita. Vangate il vostro orto a pezzi: vi conviene scegliere, di volta in volta, una striscia larga circa due metri e lunga come l’area da vangare. Ripulite bene questa striscia da tutto quanto, in superficie, può ostacolare la vangatura: togliete perciò tutti I residui delle coltivazioni precedenti. Se il terreno è nuovo eliminate le pietre e ogni altro intralcio.

Prima di vangare spargete sul terreno ripulito uno strato abbondante di compost (terriccio) e lo stallatico pellettato
 

L’erba bassa può rimanere, restando inteso che rivoltando le zolle la interrerete. Le erbe infestanti vanno eliminate a mano a mano che si vanga, estraendole dalla terra smossa e cercando di portare via anche le radici. Un  discorso a parte merita la gramigna: questa si presenta sottoterra come delle radici bianche dotate di internodi, che colonizzano il suolo. E’ inutile strappare la gramigna in superficie se non si eliminano TUTTI gli internodi nel terreno. Questo può essere fatto solo in fase di vangatura: nelle piazzole particolarmente infestate occorre vagliare ogni palata con le mani per tirare fuori tutti gli spezzoni di radice.
Dopo aver ripulito la parcella spargetevi sopra il letame (se ne avete) oppure uno strato abbondante di compost (3-5 cm) e/o dello stallatico pellettato in misura di 150-300 grammi per metro quadrato. A questo punto, dotati di vanga e stivali, siete pronti a vangare.

La vangatura deve essere profonda come la lama della vanga
 

Per la vangatura si procede all’indietro. Posizionatevi in testa alla parcella preparata e scavate una trincea profonda quanto la lama della vanga e larga circa 25 cm, che prenda tutta la testa della parcella. La terra che eliminate scavando questa trincea la spargete con la stessa vanga buttandola all’indietro.
Ora partite da un lato della parcella, infilate la vanga nel terreno in modo da afferrate una zolla larga 15 cm e profonda come la vanga, alzate la vanga e rovesciate la zolla netta trincea che avere appena scavato. La zolla va letteralmente rovesciata, in modo che la superficie vada sotto e la parte inferiore resti in alto.

Dopo la vangatura, utilizzando il rastrello, livellate il terreno
 

Prendete una seconda zolla a lato della prima e fate la stessa cosa. Continuate così finché sarete giunti all’altro lato della parcella: ora la prima trincea sarà riempita, ma ne avrete creata un’altra.  Proseguite ricominciando dal lato in cui vi trovate, una vangata alla volta scavate la terza trincea e riempite la seconda, e così via, fino alla fine della parcella. Qui resterà l’ultima trincea, che riempirete prelevando della terra smossa con l’aiuto del rastrello dalla superficie della parcella appena vangata, tirandola nella trincea in modo da riempirla.

Potete tracciare le canalette che serviranno sia per il vostro passaggio che per l’irrigazione. Le prode non dovrebbero essere più larghe di 40-50 cm
 

Il lavoro potrà essere finito spianando bene la superficie della parcella vangata con un sapiente lavoro di rastrello, con il quale, trascinando la parte superficiale del terreno in modo opportuno, darete alla parcella una leggerissima pendenza verso la direzione in cui preferite che scorrano le acqua delle eventuali piogge:dovete assolutamente evitare che nella zona coltivata si creino avvallamenti anche minimi che possano trasformarsi in pozzanghere.

Vangatura del terreno
 

Le aiole di coltivazione dovranno essere sempre sopraelevate, rispetto il terreno dei sentierini e delle canalette di irrigazione,di almeno 10 cm. Le pozzanghere ed i ristagni di acqua asfissiano le piante. Poiché sarà sempre preferibile innaffiare per scorrimento anziché a pioggia, create tra le aiuole delle canalette nelle quali farete scorrere l’acqua (anche queste perciò dovranno avere una pendenza, anche se leggerissima, tra l’inizio e la fine).

La prima volta che fate scorrere l’acqua nelle canalette questa non riesce ad arrivare fino in fondo, oppure ci arriva troppo velocemente. Mentre le canalette si riempiono d’acqua, aiutandovi con una zappa, fate in modo che la pendenza sia quella giusta per avere un riempimento omogeneo da cima a fondo. Dopo questa prima laboriosa regolazione, sia perché il fondo si assesta, sia perché voi ci camminerete regolarmente dentro, le canalette acquisteranno la capacità di riempirsi velocemente.

 

IMPORTANTE

Se volete che le vostre piante prendano tutto il sole di cui avranno bisogno, fate in modo che le file (e quindi le canalette) siano disposte quanto più possibile da est a ovest, cioè dalla direzione in cui il sole sorge a quella in cui tramonta

Sulle prode può anche essere steso del telo nero, in funzione di pacciamante: riscalda il terreno e blocca la crescita di erbe infestanti
 
VEDI ANCHE:

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LA PERONOSPORA NELL’ORTO: RICONOSCERLA E PREVENIRLA  

LA PERONOSPORA E LA REGOLA DEI TRE DIECI  

QUANDO FARE I TRATTAMENTI CONTRO LA PERONOSPORA DI VITE, POMODORO, PATATA, ROSA
POMODORO CUOR DI BUE. GRAPPOLI CON POCHI POMODORI 
MALATTIE DEL POMODORO. LA SPACCATURA STELLARE 
Fare l’orto. Pomodori aggrediti dal Virus del cetriolo  
COLTIVARE POMODORI. PREPARARE LE PIANTINE IN CASA

 

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E’ necessario vangare l’orto almeno una volta all’anno, meglio se nei mesi di minore occupazione e prima di iniziare le colture primaverili ed estive. La vangatura costituisce anche il momento per distribuire il concime, in modo che venga interrato alla profondità migliore per essere utilizzato dalle radici

L’epoca ideale per la vangatura è l’autunno, periodo in cui è umido al punto giusto senza essere bagnato e le coltivazioni estive sono terminate. In queste condizioni il terreno può essere rivoltato in modo da rendere più soffice il letto di semina e più agevole la germinazione o l’espansione delle radici per le piantine trapiantate.

La vangatura consiste nel rivoltamento del terreno fino a una profondità di 25-30 centimetri
 

Il terreno stesso ricava molti vantaggi dalla vangatura. Dal punto di vista fisico, portando in alto gli strati più profondi si aumenta la superficie di suolo esposta agli agenti atmosferici, che disgregano le particelle: si migliora in questo modo la struttura glomerulare e si favorisce l’aumento della porosità del terreno,con uma migliore circolazione di aria, acqua  e sostanze nutritive.

A sinistra una PALA, inadatta alla vangatura. Al centro una vanga dotata anche di un accessorio utile a spingerla nel terreno con il piede. A destra il rastrello del tipo più adatto nell’orto.
 

Aria e acqua più distribuite migliorano la solubilizzazione degli elementi chimici già presenti e di quelli aggiunti tramite la concimazione. Il movimento dello strato di terra incrementa l’attività dei microrganismi del terreno.
L’aggiunta di sostanza organica come il compost, che viene incorporato tramite la vangatura, favorisce la presenza di organismi utili come i lombrichi. D’altra parte molti insetti terricoli (e purtroppo I lombrichi stessi) vengono esposti alla superficie ed all’azione degli uccelli insettivori.

Come può presentarsi inizialmente un terreno da vangare
 
 

 

Come CONCIMARE L’ORTO
Uso dei concimi
organici e chimici
con la ricetta per ogni ortaggio
, anche in vaso. Fertilizzare il terreno  con il compost

110 Pagine. Formato 17×24 cm. Illustrato
Euro 10,00 
L’orto classico è sempre stato coltivato su aree di terreno concimate ogni anno, ripetutamente, tramite l’aggiunta di concimi organici, come le deiezioni animali. Per questo, quando si parla di terra da orto, si intende una terra ben grassa e fertile. Purtroppo negli ultimi decenni diversi fattori hanno fatto sì che gli ortaggi venissero coltivati in terreni sempre meno fertili: da qui l’esigenza di aggiungere elementi nutritivi a base di concimi chimici. Anche nei piccoli orti domestici diventa sempre più difficile fornire annualmente le dosi minime necessarie di concimi organici, per diversi motivi quali i problemi di gestione pratica e igienica degli stallatici, la difficoltà di reperimento dovuta alla rarefazione delle stalle e, nelle zone più abitate, i problemi di convivenza con il vicinato. Gli ortaggi sottraggono grandi quantità di nutrimento al terreno, la cui fertilità va integrata ad ogni nuova coltivazione; dunque, oltre a soffermarsi sulla concimazione organica, questo libro esplora anche le tecniche di concimazione chimica.

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L’attrezzo migliore per eseguire una buona vangatura è la vanga, che può avere forme diverse ma nella sostanza è costituito da una lama metallica dritte dotata di un manico per poter essere manovrata. La forma può essere a V oppure rettangolare, e comunque deve essere abbastanza dritta de poter penetrate con facilità nel terreno. In questo senso va evitato uno strumento abbastanza simile ma del tutto inadeguato, detto, pala.  La pala si usa per raccogliere del materiale da spostare, quindi ha una lama fine e leggera, concava, adatta a raccogliere e non a penetrare. Anche il manico della  pala è ricurvo e la rende poco adatta ad essere infitta nel terreno.

Anzitutto il terreno va ripulito da erbe eccessivamente alte, sassi e altri ostacoli. Le erbe più basse possono essere interrate con la vangatura
 

Si vanga quando il terreno è umido al punto giusto, cioè, come si dice, “è in tempera”. Un  terreno troppo asciutto e secco rende estremamente faticosa la vangatura per la difficoltà di infiggere la lama profondamente; viceversa un terreno troppo bagnato aderisce allo strumento di lavoro. Occorre dire che anche il tipo di terreno influisce sulla vangatura. Un terreno argilloso, asciutto o no, è comunque lavorabile con molta più difficoltà di uno sabbioso. 

In mancanza di letame si può usare lo stallatico pellettato, reperibile presso i Garden Center oppure, in confezioni più economiche, presso i Consorzi agrari.
 

La vangatura si esegue scegliendo una parcella di terreno ben definita. Vangate il vostro orto a pezzi: vi conviene scegliere, di volta in volta, una striscia larga circa due metri e lunga come l’area da vangare. Ripulite bene questa striscia da tutto quanto, in superficie, può ostacolare la vangatura: togliete perciò tutti I residui delle coltivazioni precedenti. Se il terreno è nuovo eliminate le pietre e ogni altro intralcio.

Prima di vangare spargete sul terreno ripulito uno strato abbondante di compost (terriccio) e lo stallatico pellettato
 
 

Risparmiare con il compost

144 Pagine. Formato 14X21 cm. Illustrato
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Una famiglia di 3-4 persone con un orto-giardino di ordinaria grandezza può produrre ogni anno 5 quintali di rifiuti organici dai quali si ricavano comodamente 2 quintali di compost, pari a dieci sacchetti di terriccio da giardino da 50 litri. Questo riduce praticamente a zero le spese per acquisto di fertilizzanti. Inoltre, molti Comuni offrono sconti e facilitazioni a chi composta in proprio. Questo libro è un manuale completo per il riciclo dei rifiuti domestici e del giardino. Illustra tutte le tecniche per ottenere gratuitamente un ottimo fertilizzante e  ammendante dei terreni. E’  arricchito da schede, tabelle e immagini che guidano il lettore nella produzione del compost sia nel giardino sia sul balcone di casa, anche con una compostiera autocostruita.

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L’erba bassa può rimanere, restando inteso che rivoltando le zolle la interrerete. Le erbe infestanti vanno eliminate a mano a mano che si vanga, estraendole dalla terra smossa e cercando di portare via anche le radici. Un  discorso a parte merita la gramigna: questa si presenta sottoterra come delle radici bianche dotate di internodi, che colonizzano il suolo. E’ inutile strappare la gramigna in superficie se non si eliminano TUTTI gli internodi nel terreno. Questo può essere fatto solo in fase di vangatura: nelle piazzole particolarmente infestate occorre vagliare ogni palata con le mani per tirare fuori tutti gli spezzoni di radice.
Dopo aver ripulito la parcella spargetevi sopra il letame (se ne avete) oppure uno strato abbondante di compost (3-5 cm) e/o dello stallatico pellettato in misura di 150-300 grammi per metro quadrato. A questo punto, dotati di vanga e stivali, siete pronti a vangare.

La vangatura deve essere profonda come la lama della vanga
 

Per la vangatura si procede all’indietro. Posizionatevi in testa alla parcella preparata e scavate una trincea profonda quanto la lama della vanga e larga circa 25 cm, che prenda tutta la testa della parcella. La terra che eliminate scavando questa trincea la spargete con la stessa vanga buttandola all’indietro.
Ora partite da un lato della parcella, infilate la vanga nel terreno in modo da afferrate una zolla larga 15 cm e profonda come la vanga, alzate la vanga e rovesciate la zolla netta trincea che avere appena scavato. La zolla va letteralmente rovesciata, in modo che la superficie vada sotto e la parte inferiore resti in alto.

Dopo la vangatura, utilizzando il rastrello, livellate il terreno
 

Prendete una seconda zolla a lato della prima e fate la stessa cosa. Continuate così finché sarete giunti all’altro lato della parcella: ora la prima trincea sarà riempita, ma ne avrete creata un’altra.  Proseguite ricominciando dal lato in cui vi trovate, una vangata alla volta scavate la terza trincea e riempite la seconda, e così via, fino alla fine della parcella. Qui resterà l’ultima trincea, che riempirete prelevando della terra smossa con l’aiuto del rastrello dalla superficie della parcella appena vangata, tirandola nella trincea in modo da riempirla.

Potete tracciare le canalette che serviranno sia per il vostro passaggio che per l’irrigazione. Le prode non dovrebbero essere più larghe di 40-50 cm
 

Il lavoro potrà essere finito spianando bene la superficie della parcella vangata con un sapiente lavoro di rastrello, con il quale, trascinando la parte superficiale del terreno in modo opportuno, darete alla parcella una leggerissima pendenza verso la direzione in cui preferite che scorrano le acqua delle eventuali piogge:dovete assolutamente evitare che nella zona coltivata si creino avvallamenti anche minimi che possano trasformarsi in pozzanghere.

Vangatura del terreno
 

Calendario lunare dell’orto
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Anno 2013: 40 Pagine. Formato 17×24 cm. Illustrato
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Tutte le fasi lunari del 2013, nella forma di calendario mensile con l’indicazione delle lune delle relative semine. Questo libro contiene anche utili consigli su tutte le altre operazioni di agricoltura e giardinaggio e delle lune consigliate. Da notare anche alcune pagine dedicate alle coltivazioni invernali, con l’indicazione delle temperature di germinazione e di crescita.

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Le aiuole di coltivazione dovranno essere sempre sopraelevate, rispetto il terreno dei sentierini e delle canalette di irrigazione,di almeno 10 cm. Le pozzanghere ed i ristagni di acqua asfissiano le piante. Poiché sarà sempre preferibile innaffiare per scorrimento anziché a pioggia, create tra le aiuole delle canalette nelle quali farete scorrere l’acqua (anche queste perciò dovranno avere una pendenza, anche se leggerissima, tra l’inizio e la fine).

La prima volta che fate scorrere l’acqua nelle canalette questa non riesce ad arrivare fino in fondo, oppure ci arriva troppo velocemente. Mentre le canalette si riempiono d’acqua, aiutandovi con una zappa, fate in modo che la pendenza sia quella giusta per avere un riempimento omogeneo da cima a fondo. Dopo questa prima laboriosa regolazione, sia perché il fondo si assesta, sia perché voi ci camminerete regolarmente dentro, le canalette acquisteranno la capacità di riempirsi velocemente.

 

IMPORTANTE

Se volete che le vostre piante prendano tutto il sole di cui avranno bisogno, fate in modo che le file (e quindi le canalette) siano disposte quanto più possibile da est a ovest, cioè dalla direzione in cui il sole sorge a quella in cui tramonta

Sulle prode può anche essere steso del telo nero, in funzione di pacciamante: riscalda il terreno e blocca la crescita di erbe infestanti
 
 


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GENNAIO NELL’ORTO. TABELLA DELLE SEMINE ALL’APERTO E IN SERRA FREDDA O CALDA

Le semine nell’orto di dicembre, all’aperto e in serra.

Sono veramente poche, ma non inesistenti,  le semine possibili all’aperto nel mese di gennaio. Si possono contare su una sola mano specialmente per le zone più fredde; naturalmente se il terreno di semina non è direttamente esposto alle gelate notturne. Molte invece le semine possibili in serra fredda o calda

In gennaio sono possibili alcuni trapianti di piantine seminate in novembre-dicembre e quindi già cresciute. In serra calda invece sono ancora molte le semine e i trapianti possibili, specialmente per gli ortaggi estivi da primizia. E’ questo il mese in cui, oltre ai peperoni che hanno un ciclo più lungo già seminati da dicembre, si possono iniziare le semine di pomodori, melanzane e si può continuare quella degli zucchini.

Le fave sono uno dei pochissimi ortaggi coltivabili all’aperto anche nel mese di gennaio
 

Questi ultimi dovranno  essere coltivati per tutto il ciclo in serra calda, mentre le piantine di peperoni, pomodori e melanzane potranno anche essere messe a dimora all’aperto a partire da marzo per le zone più calde. La tabella pubblicata in questo post tiene conto di tutte queste differenze. Consultandola noterete come nelle zone più fredde, non si possa seminare né trapiantare praticamente niente all’aperto, mentre nelle zone più temperate le semine possibili al riparo o anche all’aperto sono ancora molte. Prima della tabella presento alcune note introduttive sulle zone e sulle temperature gradite dalle diverse piante.

Le fragole trapiantate in dicembre-gennaio daranno i primo frutti all’inizio di maggio
 

L’Italia, oltre ad allungarsi molto nel mare mediterraneo costituendo un ponte dall’Europa  all’Africa, è composta da territori affacciati sul mare che diventano subito collinari e montuosi nelle catene alpina ed appenninica. Ciò determina una grande varietà di climi e temperature che coesistono nei medesimi periodi. Se nel mese di marzo in Sicilia è già possibile seminare all’aperto pomodori e peperoni, in altre regioni questo si può fare solo a maggio.

I cavoli restano verdure predominanti nell’orto almeno fino a marzo
 

Nella pratica, si usa dividere la penisola in alcune zone climatiche principali: la zona alpina, quella appenninica, la pianura padana con la fascia adriatica, la zona tirrenica dalla Liguria alla Calabria e le isole. Ciò detto, risulta evidente che una Tabella delle semine, se è adatta ad una fascia climatica, può non esserlo per le altre. Le Tabelle che io propongo in questo blog sono mirate alla zona padano-adriatica, e tuttavia è possibile adattarle alla propria realtà considerando grosso modo queste differenze:zona alpina: un ritardo di 25-50 giorni
 zona appenninica: un ritardo di 20-40 giorni
 zona tirrenica: un anticipo di 7-15 giorni
 zona insulare: un anticipo di 25-40 giorni

Le principali zone climatiche italiane. Tuttavia si può dire che ogni piccolissima zona abbia un suo proprio clima, dipendente dalla esposizione
 

Temperatura minima di germinazione e media di crescita

L’individuazione più puntuale delle date di semina è data dall’osservazione  della temperatura locale, nell’ambito del periodo preferito dalla specifica coltivazione. Ogni ortaggio ha una TEMPERATURA MINIMA DI GERMINAZIONE, al di sotto della quale la pianta non nasce (e spesso neppure al di sopra). Quindi prima di procedere ad una semina osservare la temperatura DI PICCO della propria zona, cioè quella più alta, in genere il pomeriggio, e confrontarla con quelle indicate nella tabella qui sotto.

Pomodori appena spuntati, che in marzo potranno essere trapiantati all’aperto.
 

Così pure per crescere ogni pianta ha bisogno di una temperatura diversa da quella di germinazione che definiamo TEMPERATURA MEDIA DI CRESCITA. Questa è data da una media ragionevole tra la minima notturna e la massima diurna. E’ ovvio che queste due non devono presentare picchi come zero gradi o quaranta gradi, in questi casi la media non è ricavabile. Cioè, l’intervallo tra la minima e la massima deve essere ragionevole.

Zucchini nati e quasi pronti al trapianto, che comunque in questo periodo va fatto in serra calda
 

Nella Tabella di questo mese oltre all’indicazione delle temperature distinguo tre tipi di semina: all’aperto, in serra fredda, in serra riscaldata.
All’aperto significa in pieno campo, senza protezioni. Ovviamente queste semine non sono possibili in zone soggette a gelate notturne. In serra fredda significa che l’ortaggio viene seminato proteggendolo con qualsiasi mezzo (da una vera e propria serra non riscaldata, ad un tunnel di plastica, fino ad un telo di tessuto non tessuto allargato sull’aiuola nei periodi troppo freddi). Questo tipo di semina si può fare nelle zone che normalmente non raggiungono lo 0 C° notturno, ma potrebbero raggiungerlo; per certe coltivazioni non si deve scendere sotto i 5 gradi. Invece la coltivazione in serra calda si potrebbe fare teoricamente per tutti gli ortaggi, ma occorre una buona esperienza perché basta un piccolo errore per compromettere tutto il raccolto. Generalmente chi dispone di una serra calda è già in grado di utilizzarla con profitto.

Contrassegnate sempre le semine con dei cartellini, per ricordare esattamente la varietà e la data di semina.
 

Ecco qui sotto la Legenda della Tabella delle semine di Gennaio.  

LEGENDA
Zona
:  1= Zona alpina. 2= Fascia appenninica e zone montagnose interne 3= Zona padana e adriatica fino al Molise 4= Fascia tirrenica e ionica dalla Liguria alla puglia. 5= Zona delle isole.
Operazione
: S= Semina. T= Trapianto

 

SEMINE E TRAPIANTI NELL’ORTO DI GENNAIO

Ortaggio

Temperature

All’aperto

Serra fredda

Serra calda

 

Minima di germina- zione C°

Media di crescita

Zona

Opera
zione

Zona

Opera
zione

Zona

Opera
zione

Aglio (spicchi)

 

15-20

45

T

345

T

12345

T

Asparago (radici)

 

 

45

T

345

T

 

 

Cipolle bulbilli

25-30

15-20

45

ST

2345

ST

12345

ST

Fave

25-30

15-20

345

S

12345

S

12345

S

Fragole

6

10

345

T

12345

T

12345

T

Lattuga da taglio

20-25

15-20

 

 

2345

S

12345

S

Lattuga a cappuccio varietà di stagione

20-25

15-20

 

 

2345

ST

12345

ST

Melanzane

25-30

25

 

 

 

 

12345

S

Peperoni

25-30

25

 

 

 

 

12345

S

Piselli e Taccole

5

Inferiore a 15

345

S

12345

S

12345

S

Pomodori

20-25

25

 

 

 

 

12345

S

Prezzemolo

15-20

15-20

 

 

12345

ST

12345

ST

Rapa

25-30

15-20

 

 

345

ST

12345

ST

Ravanello

20-25

15-20

 

 

345

ST

12345

ST

Rucola

15

15-20

 

 

345

ST

12345

ST

Spinacio

15-20

15-20

 

 

345

ST

12345

ST

Valeriana

15

15-20

 

 

345

ST

12345

ST

Zucchino

15

25-30

 

 

 

 

12345

S

 

E’ ora di rimettere in funzione le seminiere. Vanno lavate accuratamente con acqua e candeggina, facendole poi asciugare al sole. Così sterilizzate potranno accogliere le nuove piantine
 
VEDI ANCHE:
 

LA PERONOSPORA NELL’ORTO: RICONOSCERLA E PREVENIRLA  

LA PERONOSPORA E LA REGOLA DEI TRE DIECI  

QUANDO FARE I TRATTAMENTI CONTRO LA PERONOSPORA DI VITE, POMODORO, PATATA, ROSA
POMODORO CUOR DI BUE. GRAPPOLI CON POCHI POMODORI 
MALATTIE DEL POMODORO. LA SPACCATURA STELLARE 
Fare l’orto. Pomodori aggrediti dal Virus del cetriolo  
COLTIVARE POMODORI. PREPARARE LE PIANTINE IN CASA

Malattie dell’orto. Combattere i virus è possibile con la prevenzione antiafidi 
Combattere gli afidi con infuso di aglio
Usare l’ortica
Combattere le cimici nell’orto

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500 segreti per avere un orto meraviglioso

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L’antica abitudine di coltivare un orto sta tornando di grande attualità. Dopo qualche decennio trascorso nella illusione di un consumismo facile senza prezzi da pagare, ci stiamo accorgendo che alcuni prezzi ci sono: la rinuncia alla genuinità dei cibi e una totale subordinazione a un sistema produttivo di cui non si conoscono i meccanismi. L’orto come lo si intende oggi non è solo una piccola fonte di reddito, ma soprattutto una nuova filosofia di vita, un metodo sano per recuperare il giusto rapporto con la natura, con la terra e con il cielo. Purtroppo, molte conoscenze sono andate perse, e oggi non esistono scuole né insegnanti in grado di trasferire cognizioni non accademiche, ma pratiche, a chi vuole incominciare.
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Nella pratica, si usa dividere la penisola in alcune zone climatiche principali: la zona alpina, quella appenninica, la pianura padana con la fascia adriatica, la zona tirrenica dalla Liguria alla Calabria e le isole. Ciò detto, risulta evidente che una Tabella delle semine, se è adatta ad una fascia climatica, può non esserlo per le altre. Le Tabelle che io propongo in questo blog sono mirate alla zona padano-adriatica, e tuttavia è possibile adattarle alla propria realtà considerando grosso modo queste differenze:zona alpina: un ritardo di 25-50 giorni
 zona appenninica: un ritardo di 20-40 giorni
 zona tirrenica: un anticipo di 7-15 giorni
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Le principali zone climatiche italiane. Tuttavia si può dire che ogni piccolissima zona abbia un suo proprio clima, dipendente dalla esposizione
 

Temperatura minima di germinazione e media di crescita

L’individuazione più puntuale delle date di semina è data dall’osservazione  della temperatura locale, nell’ambito del periodo preferito dalla specifica coltivazione. Ogni ortaggio ha una TEMPERATURA MINIMA DI GERMINAZIONE, al di sotto della quale la pianta non nasce (e spesso neppure al di sopra). Quindi prima di procedere ad una semina osservare la temperatura DI PICCO della propria zona, cioè quella più alta, in genere il pomeriggio, e confrontarla con quelle indicate nella tabella qui sotto.

Pomodori appena spuntati, che in marzo potranno essere trapiantati all’aperto.
 

Così pure per crescere ogni pianta ha bisogno di una temperatura diversa da quella di germinazione che definiamo TEMPERATURA MEDIA DI CRESCITA. Questa è data da una media ragionevole tra la minima notturna e la massima diurna. E’ ovvio che queste due non devono presentare picchi come zero gradi o quaranta gradi, in questi casi la media non è ricavabile. Cioè, l’intervallo tra la minima e la massima deve essere ragionevole.

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Nella Tabella di questo mese oltre all’indicazione delle temperature distinguo tre tipi di semina: all’aperto, in serra fredda, in serra riscaldata.
All’aperto significa in pieno campo, senza protezioni. Ovviamente queste semine non sono possibili in zone soggette a gelate notturne. In serra fredda significa che l’ortaggio viene seminato proteggendolo con qualsiasi mezzo (da una vera e propria serra non riscaldata, ad un tunnel di plastica, fino ad un telo di tessuto non tessuto allargato sull’aiuola nei periodi troppo freddi). Questo tipo di semina si può fare nelle zone che normalmente non raggiungono lo 0 C° notturno, ma potrebbero raggiungerlo; per certe coltivazioni non si deve scendere sotto i 5 gradi. Invece la coltivazione in serra calda si potrebbe fare teoricamente per tutti gli ortaggi, ma occorre una buona esperienza perché basta un piccolo errore per compromettere tutto il raccolto. Generalmente chi dispone di una serra calda è già in grado di utilizzarla con profitto.

Contrassegnate sempre le semine con dei cartellini, per ricordare esattamente la varietà e la data di semina.
 

Ecco qui sotto la Legenda della Tabella delle semine di Gennaio.  

LEGENDA
Zona
:  1= Zona alpina. 2= Fascia appenninica e zone montagnose interne 3= Zona padana e adriatica fino al Molise 4= Fascia tirrenica e ionica dalla Liguria alla puglia. 5= Zona delle isole.
Operazione
: S= Semina. T= Trapianto

 

SEMINE E TRAPIANTI NELL’ORTO DI GENNAIO

Ortaggio

Temperature

All’aperto

Serra fredda

Serra calda

 

Minima di germina- zione C°

Media di crescita

Zona

Opera
zione

Zona

Opera
zione

Zona

Opera
zione

Aglio (spicchi)

 

15-20

45

T

345

T

12345

T

Asparago (radici)

 

 

45

T

345

T

 

 

Cipolle bulbilli

25-30

15-20

45

ST

2345

ST

12345

ST

Fave

25-30

15-20

345

S

12345

S

12345

S

Fragole

6

10

345

T

12345

T

12345

T

Lattuga da taglio

20-25

15-20

 

 

2345

S

12345

S

Lattuga a cappuccio varietà di stagione

20-25

15-20

 

 

2345

ST

12345

ST

Melanzane

25-30

25

 

 

 

 

12345

S

Peperoni

25-30

25

 

 

 

 

12345

S

Piselli e Taccole

5

Inferiore a 15

345

S

12345

S

12345

S

Pomodori

20-25

25

 

 

 

 

12345

S

Prezzemolo

15-20

15-20

 

 

12345

ST

12345

ST

Rapa

25-30

15-20

 

 

345

ST

12345

ST

Ravanello

20-25

15-20

 

 

345

ST

12345

ST

Rucola

15

15-20

 

 

345

ST

12345

ST

Spinacio

15-20

15-20

 

 

345

ST

12345

ST

Valeriana

15

15-20

 

 

345

ST

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ST

Zucchino

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25-30

 

 

 

 

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E’ ora di rimettere in funzione le seminiere. Vanno lavate accuratamente con acqua e candeggina, facendole poi asciugare al sole. Così sterilizzate potranno accogliere le nuove piantine
 
 


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COLTIVARE LE LATTUGHE INVERNALI

Coltivare la lattuga invernale

La lattuga è un ortaggio gustoso e di facile coltivazione, che può dare verdura fresca anche nei mesi invernali. Occorre, però, fare attenzione alle varietà che si coltivano, perché sono legate alle stagioni. Esistono varietà di lattughe estive ed autunnali, come anche primaverili ed invernali. In questo post parliamo di quelle invernali, in favore di chi volesse cominciarne da subito la coltivazione

La lattuga è tra gli ortaggi più coltivati, e ne esistono in commercio centinaia di varietà. Sostanzialmente possiamo dividerle tutte in tre grandi gruppi: Le lattughe a cespo, quelle romane e quelle da taglio.

Lattuga Canasta
 

La lattuga a cappuccio ha un cespo globoso, compatto, con foglie avvolgenti; il cappuccio può essere più o meno consistente, a seconda della varietà.
Le lattughe romane hanno il cespo eretto, allungato verso l’alto e più o meno serrato.
Le lattughe da taglio hanno un cespo aperto, privo di palla, con le foglie disposte a rosetta. Si possono seminare quasi tutto l’anno, ma nei mesi invernali vanno sistemate in coltura protetta. Si usa coltivare la lattuga da taglio in vasi o contenitori che rendano più agevole la raccolta, ma può essere coltivata anche in piena terra curando molto la livellazione del piano di semina.

Piantine di Canasta pronte al trapianto
 

Per quanto riguarda le lattughe a cappuccio e quelle romane, le varietà precoci a giorno corto si possono seminare in serra da novembre a febbraio.  La semina si può fare direttamente in terra oppure in vivaio, trapiantando poi le piantine ottenute. Per i nostri orti invernali il consiglio è di acquistare delle piantine già pronte, che costano pochissimi centesimi ed evitano quel lavoro stressante e complicato consistente nel produrre delle piantine d’inverno, a meno che si possieda una serra riscaldata. Le piantine acquistate sono sane e robuste e possono essere messe in campo predisponendo una protezione per il freddo notturno e le eventuali gelate.

Lattuga White Boston
 

A seconda della zona d’Italia in cui si vive, sarà possibile una protezione sommaria con la stesura sulle piante di un telo di tessuto non tessuto nei momenti più freddi, o con l’installazione di piccoli tunnel consistenti in telo PVC steso su archetti metallici. Può essere utilissimo pacciamare il terreno con del telo plastico nero, che di giorno assorbe la luce solare e riscalda il terreno (oltre a contrastare la crescita delle erbe infestanti).Poche piante possono essere protette di notte coprendole con cappucci di plastica, vasi rovesciati, o anche, quando le piantine sono ancora piccole, coprendole con delle bottiglie di plastica tagliate a metà in modo da formare una piccola campana protettiva.

Lattuga Regina dei Ghiacci
 

Le varietà coltivate in questo modo si raccolgono da gennaio a marzo, assicurando verdure fresca durante l’inverno. L’irrigazione può essere decisamente ridotta o annullata. Anche la concimazione va ridotta perché il metabolismo rallentato della pianta n on consente lo sfruttamento del concime apportato. Anzi, è possibile che i nitrati restino nella pianta e si trasferiscano al nostro organismo., Per questo, d’inverno è opportuno non raccogliere l’insalata se non sono trascorsi almeno 20-30 giorni dall’ultima concimazione.

Lattuga Meraviglia delle 4 stagioni
 

Il terreno deve essere preparato con una vangatura: se quella parcella è stata concimata nella primavera precedente non occorre apportare altro concime, come pure non serve concimare se il terreno viene coltivato per la prima volta e non si tratta di un terreno sabbioso povero. Negli altri casi potete spargere, prima della vangatura, dello stallatico pellettato (200-300 gr per mq) o del granulare comune da orto, 100 gr per mq.

Lattuga Redcross
 

Lavorando il terreno formate delle prode rialzate sulle quali pianterete la lattuga, in modo che le eventuali piogge non mandino le piantine sottacqua. E’ consigliabile coprire le prode con del telo nero e usare piantine allevate in vivaio per l’impianto.

Lattuga romana verde d’inverno
 

Acquistando le piantine già pronte presso i garden center non avrete il problema di badare alla varietà perché certamente saranno piantine adatte alla stagione; purtroppo potrà accadere che non sappiate neppure di quale varietà si tratta, perché spesso non viene segnalata.
Allevando le piantine in proprio si ha il grande vantaggio di poter scegliere tra moltissime varietà, anche se bisogna mettere in bilancio i possibili insuccessi; tra le piantine ottenute scegliere sempre solo le migliori, perché quelle piccole fin dall’inizio resteranno tali fino alla fine del loro ciclo vitale.
Le piantine si trapiantano quando hanno 5-6 foglie e sono alte almeno 5-7 cm. Per chi vuole seguire le fasi lunari, la lattuga a cespo o quella romana si seminano e si trapiantano in luna calante, per contrastare la fioritura precoce.
Bisogna notare però che ogni squilibrio può indurre la fioritura precoce: temperature di coltivazione più alte o più basse di quanto previsto per le lattughe (che deve essere compresa tra i 15 e i 20 °C) come pure irrigazioni irregolari inducono facilmente nelle piante il fenomeno.

Lattuga Cocarde
 
Alcune varietà

Canasta
Adatta a coltivazioni primaverili, estive o autunnali. Cespo di buone dimensioni, foglie esterne rosso-vinato, ondulate, bollose, frastagliate. 

White Boston
Semina da gennaio-febbraio. 

Regina dei ghiacci
Semina da gennaio-febbraio.

Redcross
Si semina anche d’inverno, sotto tunnel, per primizia. Cespi di 400-550 grammi. Buona resistenza alla salita a seme. 

Rossa di Trento, o Ubriacona
Ottima per le coltivazioni sotto tunnel.

Lattuga romana verde d’inverno
Testa serrata, molto voluminosa, resistente ai freddi. Semina autunnale, raccolta invernale-primaverile.

Cocarde
Simile alla Foglia di quercia, verde scuro con sfumature sul ciano. Si coltiva tutto l’anno.

Lollo rossa (Gentilina)
Cespo compatto, foglie arricciate, tenere, croccanti. Si semina sotto tunnel a fine inverno.  

Inoltre: Appia, Florion,  Verian,  Perlane, Meraviglia d’inverno,  Meraviglia delle quattro stagioni, ecc.

Lattuga Lollo o Gentilina
 
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