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Confettura di Feijoa, una vera delizia con virtù terapeutiche per la tiroide. Ecco una ricetta

 

 
Quest’anno l’albero di Feijoa del mio orto ha dato un raccolto abbondante….

 

Ho preparato una gustosissima confettura La lavorazione è totalmente e assolutamente artigianale. Ingredienti: Frutti di Feijoa e zucchero.
 

Le proprietà della Feijoa
Ottime le virtu’ nutrizionali. La feijoa ha un alto contenuto di iodio, sicché svolge una importante azione preventiva nei confronti di alcune malattie di tipo tiroideo. Alto è anche il contenuto di vitamina C, che ha potere antiossidante e potenzia le difese immunitarie.


LA MIA RICETTA

Utilizzare frutti non troppo maturi. Dopo averli lavati accuratamente,eliminare le parti apicali e tagliarli a metà. Se la parte centrale contenente i semi si presenta già deliquescente, eliminarla. Se si vuole conservare la buccia (che contiene gran parte delle proprietà benefiche) tagliare le metà pulite dei frutti in pezzettini più piccoli.
Mettere tutto in un tegame abbondante (capiente almeno il doppio rispetto al volume dei frutti) e preferibilmente a fondo spesso, senza aggiungere niente, neppure acqua. Mettere al fuoco e lasciar cuocere per circa 20 minuti, girando continuamente. A questo punto, aggiungere zucchero in quantità pari a una volta e mezzo/due volte il peso dei frutti crudi puliti, a seconda se si voglia una confettura più o meno dolce. Continuare a girare mentre il tutto bolle, per 20 minuti circa: togliere con una schiumarola la schiuma che eventualmente si forma. La confettura sembrerà molto acquosa, ma raffreddandosi si consoliderà molto.
Spegnere il fuoco e mettere subito la confettura nei vasetti di vetro preparati in precedenza. Riempirli fino a 0,5 cm. dal coperchio, lasciare raffreddare per un paio d’ore, poi chiudere i vasetti stringendo bene i coperchi.
STERILIZZAZIONE. Per ottenere un prodotto che possa durare molti mesi, occorre sterilizzare i vasetti. Metterli quindi in una pentola ben coperti dall’acqua, eventualmente inserendo tra l’uno e l’altro uno strofinaccio o carta di giornale. Portare a ebollizione e lasciar bollire per 20 minuti. Spegnere il fuoco, e lasciare i vasetti nella pentola finché si sarà raffreddata. Toglierli, asciugarli e pulirli, ed attaccare su ogni vasetto una etichetta indicante il contenuto e la data di preparazione. Conservare in un luogo temperato, meglio se al buio.

 

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Quattro italiani su dieci coltivano l’orto. E’ ora di seminare pomodori, peperoni e melanzane.

Argomento: Generale

La TV ci dà la notizia che quattro italiani su dieci coltiverebbero l’orto. Mi sembra esagerato, a meno che non si conteggino anche quelli che tengono il vasetto di basilico sul balcone. In fondo però, anche costoro sono dei potenziali orticultori. Sarebbe necessario un piccolo salto di qualità: considerare che sul balcone, anche di pochi metri quadrati, si possono coltivare molti altri ortaggi.
L’orto, un hobby antico. Coltivo l’orto sa sempre, sull’onda di quelli che furono gli orti di guerra, e subito dopo i tempi duri del dopoguerra dove l’orto di mio padre era un ausilio validissimo per la dieta familiare.  Ne ho coltivati molti di discrete dimensioni: oggi ho a disposizione una piccola striscia di terreno di circa 70-80 metri quadrati, non tutti di agevole uso, disseminati di sentierini, gabbiotti, alberi e altre strutture di disturbo, per cui molta parte del mio orto è ospitata in vasi di ogni tipo e dimensione, posti dove non è possibile tracciare solchi.

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Oggi, per quanto stia tornando di moda l’orto come risorsa economica non disprezzabile, molti coltivano l’orto per motivi diversi: come antidoto ad una vita troppo sedentaria, quindi per fare un po’ di movimento; come gioia di partecipare ai cicli della natura, creando piccole vite che non sono affatto inferiori, anche se sono solo vegetali: le piante risponderanno visibilmente alle vostre attenzioni, anche solo alla vostra vicinanza ed ai vostri sguardi. Infine per una scelta filosofica di vita che rifugge dal consumismo, fatto di acquisti di oggetti pronti e confezionati. L’uomo “faber” ritorna tale, e riprende ad usare le sue mani, la sua intelligenza ed il suo cuore.

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E’ ora di seminare i pomodori. Solo al coperto, però: i pomodori hanno bisogno di una temeratura minima di 15 gradi per germinare. Ecco, nella foto, il mio vivaietto: le piantine sono appena spuntate (semina il 6 gennaio, emersione il 12). Ci sono pomodori normali da insalata, ciliegini e datterini, cuor di bue e altri che maturano tutti insieme a grappolo, adatti per i pomodori al riso.

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Ho seminato anche peperoni e melanzane, ma questi richiedono almeno 20 gradi per germinare.
La semina si fa mettendo a bagno i semi un paio di giorni prima, in acqua calda; vengono posti poi sui dischetti di torba che si acquistano secchi e pressati (sono alti circa 1 cm) ma appena bagnati si gonfiano e si alzano fino a 5-6 cm.
Per la verità non è affatto indispensabile usare i dischetti di torba: io li uso solo per le piantine più pregiate e delicate. Normalmente mi preparo da solo il terriccio miscelando torba e terra normale.

Le piantine andrebbero tenute in una serra, che non ho: quindi la sera tiro i contenitori dentro casa, e di giorno li porto all’esterno, dove c’è più sole.
E’ una piccola scommessa: troppa poca luce fa “filare” eccessivamente le piantine: crescono troppo in altezza restando eccessivamente esili. Del resto quando la temperatura è troppo bassa non posso portarle all’esterno, e la luce che riescono ad assorbire è veramente poca.  Per fortuna vivo in una zona abbastanza temperata, in provincia di Latina.

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Rinvasamento del prezzemolo. In ottobre avevo seminato alcuni vasetti di prezzemolo (varietà Gigante napoletano). E’ arrivato il momento di rinvasarli in contenitori più grandi, dove le piante potranno raggiungere il loro massimo sviluppo. Molti poi mi chiederanno uno di questi vasi per tenerlo suo balcone della cucina.  Con lo stesso criterio, in questi giorni seminerò vasetti di basilico, in varietà diverse: quello verde a foglie di lattuga, quello rosso, e quello fine, a foglie piccole, profumatissime.

 

 

 

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